Personalmente non amo molto Sanremo, non perché non mi piaccia la musica, anzi! Diciamocela, il Festival della Canzone Italiana non ha lo stesso appeal dei Grammy o della Notte degli Oscar, vuoi perché negli anni si è diluito nel tempo e annacquato nella sostanza, vuoi perché non c’è lo stesso glamour scintillante, le parure tempestate di diamanti e pietre preziose, i make-up e i capelli impeccabili. Insomma all’italica sagra della canzone manca lo scintillio degli altri eventi mondan-popolari sparsi per il globo.

Lo confesso ho fatto zapping distratto nel corso della maratona sanremese, ma non posso esimermi da esprimere un’opinione sulla scelta degli outfit. Vero è che l’appuntamento melodico non è certo un Red Carpet o un Royal Wedding, ma non posso non chiedermi perché si sia perso il senso dello stile e la formalità dell’occasione.

Certo ci sono stati gli anni d’oro di Pippo Baudo e Raimondo Vianello, campioni di eleganza e classe, tutti ricordano le forme sinuose della Falchi, gli scivoloni della Clerici (donna stupenda ma consigliata sempre molto male), le mise mozzafiato di Eva (Herzigova) e il garbo di Valeria (Mazza), l’unica in grado di portare un paio di cm di stoffa di Versace senza sembrare una ballerina di lap-dance.

Veronica Pivetti, Raimondo Vianello ed Eva Herzigova a Sanremo @Dagospia

Negli occhi tutti abbiamo ancora la scoppiettante verve di Michelle (Hunziker), simpatica e talentuosa show-girl capace di indossare un saio come fosse un Valentino, o la leggerezza di Bianca (Balti), una top tutta italiana con i piedi ben piantati a terra. Come porta lei pizzi e rose firmati Dolce&Gabbana, nessuno.

Michelle Hunziker durante la passata edizione del Festival di Sanremo

Sono passati gli anni dei fiori elargiti a piene mani, una sovrabbondanza così sfacciata da invadere ogni angolo dell’Ariston. Le passerelle delle dive e dei divi (anche stranieri) e dei nomi altisonanti del jet-set italiano rimangono solo nei ricordi di qualche bella fotografia, magari in bianco e nero. La crisi vi diranno, è tempo di tagli e razionalizzazione delle risorse, tuttavia, spending review a parte, il Festival di Sanremo è prima di tutto una serata di gala, non un concorso canoro parrocchiale. E come tutte le serate di gala che si rispettino ha le sue regole. Se proprio non volete indossare il classico black tie, scegliete di personalizzarlo con qualche tocco modaiolo.

Baglioni, Bisio e Raffaele sono stati padroni di casa scoppiettanti, ma la scelta dei look non è stata all’altezza della situazione. Anche la maggior parte degli ospiti ha peccato in superbia e mancato in stile, non si va a un gran galà in impermeabile o con gli shorts, lo smoking bianco è splendido, in estate, non ci si presenta in finale in camicia da mare a mezze maniche e a sera inoltrata non ci si può infilare un mini abito da garden party.

Virginia Raffaele, Claudio Baglioni e Claudio Bisio conduttori dell’edizione 2019 @Ansa

 

LE PAGELLE

Virginia Raffaele. VOTO 6 ½

Bella e brava, con quella forma a clessidra bastava poco per vestirla. Sì alle mise firmate Armani, agli abiti di Schiaparelli e Lorenzo Serafini. Il look manca un po’ di personalità, e lei ne ha da vendere. Banale.

Virginia promossa, Baglioni bocciato, Bisio rimandato @Corriere della Sera

Claudio Bisio. VOTO 5

Simpatico e frizzante. L’Ariston però non è il palco di Zelig. Le giacche damascate di Etro sposano la sua personalità, ma un po’ più di rigore non avrebbe guastato. Bastava un rever di paillettes o un panciotto trendy per fare la differenza.

Claudio Baglioni. VOTO 5

Un artista, una voce splendida, peccato per gli scivoloni. Impeccabile in nero, modaiolo in bianco ma fuori stagione, da dimenticare grondante di paillettes. Anche i pantaloni sembravano rabboccati alla bene e meglio.

 

Baglioni bocciato, Raffaele rimandata, Bisio promosso @Ansa

Baglioni promosso, Raffaele bocciata @Globe.life