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Il consulente d’immagine e lo stylist: professioni a confronto

Paola Farina Styling  Personal Styling   Il consulente d’immagine e lo stylist: professioni a confronto

Il consulente d’immagine e lo stylist: professioni a confronto

Cosa fa un personal shopper? E uno stylist? Quali sono le differenze con un consulente d’immagine? Spesso mi sento rivolgere queste domande da semplici curiosi o persone che decidono di seguire uno dei miei corsi professionali di consulenza d’immagine. La confusione è tanta soprattutto perché si tratta di professioni relativamente recenti, almeno in Italia. La difficoltà maggiore è trovare informazioni chiare, corrette e precise. Se da un lato internet può essere di grande aiuto, dall’altro può creare malintesi. C’è anche da dire che nel nostro paese i termini vengono spesso usati come sinonimi, in sostituzione l’uno dell’altro.

In realtà, come ho già spiegato in un precedente articolo, le figure professionali che ruotano attorno al mondo della moda sono molteplici. Alcune più conosciute, come quelle del make-up artist o dell’hair stylist, altre ancora sconosciute al grande pubblico. Basti pensare che solo recentemente, e solo grazie al Festival di Sanremo, è balzata agli onori della cronaca la figura dello stylist, che non ha nulla a che vedere con lo stilista, cioè colui che immagina e crea una collezione di abiti e accessori.

Lavorare nella moda come consulente d’immagine

Tornando alle nuove professioni, oggi voglio chiarire la differenza tra il consulente d’immagine e il personal stylist. A molti potrà sembrare esattamente la stessa cosa, ma in realtà ci sono delle differenze. Magari sottili, ma pur sempre differenze. Il consulente d’immagine è un professionista che si occupa di valorizzare al meglio l’immagine di una persona. Lavora sullo stile e non sulle tendenze. La moda lo tocca marginalmente, proprio perché il suo compito è creare un’immagine che rimanga costante nel tempo e non sia legata ai trend del momento.

Il consulente d’immagine opera seguendo una serie di regole ben precise, che servono a identificare i punti di forza del cliente per poi valorizzarli attraverso i colori e gli abiti. Può essere anche un personal shopper, ma non è fondamentale che lo sia, può occuparsi di organizzare l’armadio dei propri clienti, ma non è una conditio sine qua non. Per svolgere la professione di consulente d’immagine non è richiesta una formazione pregressa specifica, molti consulenti vengono infatti da ambiti completamente estranei alla moda. Il consulente d’immagine deve avere occhio per forme e colori e una buona dose di pazienza ed empatia.

In genere si prepara ad esercitare la professione seguendo corsi specifici, che negli ultimi anni stanno prendendo sempre più piede anche in Italia. Una volta completato il percorso di studi, può lavorare come libero professionista oppure all’interno di un’azienda. In quest’ultimo caso affiancherà l’azienda nella definizione della sua brand identity ed eventualmente nella formazione del personale. Attenzione, il consulente d’immagine non lavora sul set! Ovvero non immagina e mette in scena i servizi fotografici che vediamo sui giornali o nei cataloghi, quello è il campo degli stylist. Proprio perché lavora poco di fantasia e molto di metodo, il risultato sarebbe deludente.

Lavorare nella moda come Stylist

Lo stylist invece si occupa di immaginare e creare le storie che vengono raccontate attraverso gli abiti e gli accessori. Può lavorare per la moda, per la TV, la pubblicità, le celebrities e anche le persone comuni. Lo stylist ha il compito di costruire un look attorno ad una persona, il risultato che cerca è “l’effetto wow!”. Lavora con i colori, ma senza la metodicità del consulente d’immagine, deve essere aggiornato sulle ultime novità e tenere il passo con la moda. Legge di tutto e allena la creatività perché il suo scopo è rendere memorabile il suo cliente.

La parola magica è corrispondenza. Lo stylist lavora per creare una sorta di armonia tra l’identità/interiorità della persona e la sua esteriorità. In genere proviene da studi legati alla moda, anche se ho visto laureati in giurisprudenza con una vocazione per questo lavoro. Come per il consulente d’immagine, la passione è determinante. Si inizia come fashion stylist, ovvero si comincia a lavorare per i magazine e le case di moda, e poi si allarga il raggio d’azione alle celebrity e alla TV. La figura del personal stylist è un’invenzione americana, popolo pragmatico per eccellenza. Negli ultimi anni si sta affermando anche in Italia e sempre più persone si rivolgono a un professionista di questo tipo per ricentrare la loro immagine.

Anche lo stylist può lavorare per le aziende, con servizi specifici come per esempio le consulenze per i clienti di uno shopping center, oppure attraverso l’event styling. L’event styling è lo studio e la messa in opera di un’atmosfera particolare, in relazione a un determinato evento. In questo caso lo stylist, coadiuvato da un team di professionisti, realizzerà una sorta di vero e proprio set coerente con i valori e la mission dell’azienda.

Stylist e consulente d’immagine hanno però un terreno comune. Entrambi lavorano per migliorare l’autostima. Il bisogno di chi richiede un servizio di questo tipo, infatti, è più complesso e profondo di quello che si possa pensare. Non ha mai a che fare con il fashion system, gli influencer o con la scelta dei colori, ha a che fare con il cambiamento e la valorizzazione di sé come individui.

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